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"La Scuola Normale susciti un dibattito civico"

Lo ha detto il direttore Vincenzo Barone nella sua prolusione di inizio anno accademico, tornando sulla scarsa presenza di studentesse e docenti

PISA — “Dobbiamo essere un Laboratorio che sperimenta opzioni didattiche e di ricerca, crea nuovi interessi… smuove le acque. Sì, dobbiamo promuovere e incoraggiare discussioni, che possono suscitare anche critiche. Come è successo con il nostro regolamento, primo in Italia, sul reclutamento dei professori (e professoresse) di prima e seconda fascia: a parità di merito, ripeto a parità di merito tra due candidati, si doveva assegnare una preferenza per il genere in netta minoranza al momento dell’assunzione. Non parlammo di uomini e donne, ma di genere in minoranza. Fu una decisione che provocò un vespaio di polemiche: qualcuno addirittura lo tacciò di incostituzionalità, quando invece è la Costituzione che ci chiede di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Lo ha detto il prof. Vincenzo Barone durante la prolusione di inizio anno accademico, quest’oggi nel Palazzo della Carovana della Scuola Normale, a Pisa.

“Dobbiamo riabituarci a questa funzione civica, ciascuno di noi lo deve fare. La Scuola Normale, la Scuola che guarda alle sole discipline di base, quelle su cui viene costruito tutto l’edificio formativo, deve essere, restare, libera, non legata a mode contingenti, non asservita al mercato, ma al progresso della scienza, della cultura, e della coscienza civica dei cittadini”.

“E torno, insisto, sulla parità di genere. Tra i 76 studenti entrati quest’anno al primo e quarto anno del Corso ordinario, 63 sono ragazzi e solo 13 sono ragazze. Complessivamente il corso ordinario, a dicembre 2017, registrava 233 ragazzi e 61 ragazze. Ecco, io penso che ci sia molto da fare, a partire dall’educazione nelle famiglie, e poi nelle scuole, per sanare una disparità che palesemente non rispecchia le reali capacità degli individui. La Scuola Normale è una montagna, è vero, e il concorso di ammissione è il picco più alto da scalare e che per giunta si affronta subito: ma come si fa a pensare che ci sia un genere naturalmente predisposto ad affrontare simili prove e un genere che invece non è predisposto? Che c’è un genere naturalmente dotato per le scienze e un genere no? Le nostre allieve di Scienze, per quanto poche, dimostrano proprio il contrario, si distinguono in tutto e per tutto come i più numerosi colleghi uomini, e se c’è un Alessio Figalli al Politecnico di Zurigo, sempre al Politecnico di Zurigo c’è una giovanissima matematica, Maria Colombo, fellow ed ex Normalista”.

“Quindi, dovremmo riflettere sull’esiguo numero di domande che abbiamo in ingresso da parte di studentesse. Il concorso di ammissione si supera avendo intraprendenza: ci vuole un po’ di arditezza nel presentare la candidatura (quest’anno il 70% di domande è arrivato da ragazzi, il 30% da ragazze) ci vuole una buona dose di coraggio, anche di faccia tosta, in sede di esame, serve non avere timori reverenziali e sapere osare: nell’associare i temi discussi, nel comparare i dati, nell’azzardare ipotesi. Ecco, io penso che queste caratteristiche, che non sono tanto intellettuali quanto sociali, comportamentali, dipendano da retaggi culturali che incoraggiano l’intraprendenza e la sicurezza di sé come doti da coltivare e incoraggiare negli uomini, e non nelle donne. E penso che la nostra società abbia ancora molta strada da compiere, a partire dall’educazione prescolare, nel forgiare l’immaginario infantile e gli orizzonti di attesa dei nostri figli e figlie. Forse qualcosa sta cambiando, forse tra qualche anno le famiglie, le scuole, chi produce intrattenimento, offrirà la stessa libertà di immaginarsi da grande, a bambini e bambine”.

Intanto è notizia di oggi che un edificio della Regione Toscana sia disposizione delle attività della Scuola Normale Superiore di Pisa grazie all'istituto del comodato d'uso. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi in una lettera a Vincenzo Barone, direttore della Scuola, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico.

In particolare Rossi si è soffermato sul potenziale scambio virtuoso che il passaggio dell'edificio dalla Regione alla Scuola Normale può attivare, affinché i nuovi locali "diventino un prezioso punto di riferimento per la Regione Toscana, per incontrare e ricevere quel supporto di sapere e consulenza umanistica e scientifica negli ambiti dell'alta formazione, della ricerca, dei beni culturali e dell'indagine sociale che è di vitale importanza per l'elaborazione delle nostre politiche".

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