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Monte Serra, affascinante e da sempre "maledetto"

Il nostro Serra. Ci vorrebbe un libro per elencare tutti gli incendi di cui è stato vittima. Ma questo ultimo sembra il più grave

PONTEDERA — Ci sono giorni di tutte le stagioni in cui il monte Serra, con le sue antenne, vette e cocuzzoli rocciosi a cominciare dalla Verruca dove pulsavano un grande monastero e un indomito castello pisano che soltanto il Brunelleschi riuscì a conquistare nel segno di Firenze, si mostra così bello da incantare. 

Ma il nostro Serra, il monte di Buti, Vicopisano, San Giovanni, Calci ma anche di di tutti i centri di pianura del Valdarno inferiore, è anche un monte 'maledetto'. Bello e maledetto da sempre a causa degli incendi che frequentemente lo divorano. Fino all'ultimo di questi giorni drammatici, e meno male non tragici perché nessuno ci ha lasciato la vita. 

Giorni di una fine estate che sembrava non dovesse finir mai finché un cattivissimo vento di grecale ha favorito, questa è per ora l'unica certezza, le fiamme. Almeno a memoria d'uomo (diciamo un secolo) sembra proprio questo l'incendio più grave, ma chi sa se è davvero così. 

Per elencare soltanto tutti gli incendi, piccoli, medi e importanti dell'epoca più recente ci vorrebbe un libro. Nel 2011, ecco un esempio, era andato in fiamme anche allora il versante di Calci, quello dove appena pochi giorni fa era transitata una importante e festosa corsa ciclistica. Ma anche una ventina d'anni fa bruciarono per diversi giorni i monti soprattutto sul lato di Vicopisano.

In tutte queste occasioni si è parlato di dolo ("volontà cosciente di una persona estricantesi in una modalità di condotta caratterizzata dall'arrecare danno altrui", così la definizione giuridica) e a volte è stata ipotizzato e indagato il possibile dolo di personale avventizio dell'antincendio allo scopo di lavorare di più. Poi ci sono le infinite ipotesi di sigarette o fuochi da pic nic lasciati nel bosco, di piccoli incendi per bruciare fogliame che l'agricoltore non ha saputo controllare, di piromani squilibrati, come si dice in questi giorni. E così via fino a ipotesi di incendi per facilitare quelle costruzioni turistiche ipotizzate e caldeggiate negli anni '60-70. 

Il monte bello e maledetto è stato involontario teatro anche della tragedia dell'Hercules Vega 10 (1977) che si schiantò sul versante sud vicino al passo con la conseguenza di 44 vittime, mentre sul Serra, per dirne un'altra, fu trovato lo scheletro di un uomo ucciso, chi sa dove, con un colpo di pistola alla tempia e lasciato come orrido pasto di cinghiali.

Ma vogliamo concludere questo inevitabilmente elenco di brutture con una certezza, invece, positiva: su tutto questo finirà ancora una volta per prevalere la bellezza del nostro monte.

Mario Mannucci
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