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"Situazione inedita e complicata", dubbi e certezze sul futuro della Provincia

La giunta Pieroni preoccupata per la gestione della trasformazione in ente secondario. E ha già messo mano alle partecipate

PISA — "Per come siamo stati trattati, io avrei detto basta. Sembra che per cinque anni non solo non abbiamo fatto niente, ma lo abbiamo fatto anche male. È solo per senso di responsabilità che ho accettato di continuare, un senso di responsabilità necessario, specie in un settore come il mio". Anna Romei è l'assessore provinciale al Lavoro. Anche lei, come il presidente Pieroni e il resto della sua giunta, ha scelto di non mollare l'11 giugno, quando tutto il consiglio provinciale decadrà per scadenza naturale. 
"Non ci facciamo trascinare dalla legge" ha detto Pieroni annunciando la decisione condivisa di rimanere a titolo gratuito nel proprio ruolo per l'ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti fino all'insediamento del nuovo presidente della provincia, comunque non oltre il 31 dicembre prossimo.
"Pur consapevoli - ha aggiunto - che questa situazione è inedita, complicata e in gran parte non ancora regolamentata". Tra le cose da definire, per esempio, c'è le gestione delle funzioni: quali diventeranno di competenza regionali, quali "cadranno addosso" ai comuni. Alla Provincia resteranno strade, scuole, ambiente, pianificazione territoriale, trasporto pubblico locale e pari opportunità.

“C’è stato un accanimento ingiusticato - secondo Pieroni -, ma con senso di responsabilità verso i cittadini, rispetto per le istituzioni e volontà di limitare i disagi di un’incerta fase di transizione, continuerò a svolgere le mie funzioni senza percepire alcuna indennità e compatibilmente come il mio incarico professionale e come me farà la giunta provinciale”.

Entro il 30 settembre il presidente dovrà indire le elezioni dei consigli provinciali ed entro il 31 dicembre si procederà all'elezione del nuovo presidente della Provincia.
Un presidente che dovrebbe essere uno dei sindaci del territorio provinciale. "Non credo sarà il sindaco di Orciano Pisano - ha detto Pieroni -. I sindaci dei piccoli comuni non sono sindaci a tempo pieno, hanno il proprio lavoro, mentre le funzioni che le province hanno mantenuto sono impegnative per un sindaco".
Difficile, secondo Pieroni ma anche secondo i suoi assessori, anche garantire la neutralità di quel presidente, espressione di un territorio, nei confronti di decisioni che riguardano il più ampio territorio provinciale. Per non parlare dei consiglieri: "Uno non varrà più uno, visto che il suo voto varrà in proporzione alla popolazione che rappresenta: il consigliere eletto a Pomarance non vale quanto quello eletto a Pisa. Questo significa che il peso dei comuni più piccoli nelle decisioni provinciali sarà inferiore". 
"Il nostro impegno - spiega la giunta - sarà quello di limitare al minimo i disagi che saranno determinati da questa fase di transizione prevista da una normativa che al momento non abolisce le province, ma le trasforma in enti di secondo livello, con un presidente e un consiglio non più eletti dai cittadini. L’arrivo di un commissario avrebbe acuito i problemi“.
Il presidente e la giunta provinciale sono, infatti, convinti che “nei prossimi mesi sarà necessario assicurare nei rapporti con i Comuni, in particolari quelli che vedranno cambiare gli amministratori locali e la Regione, la necessaria continuità ed esperienza, al fine di gestire la complessa fase di trasformazione dell’assetto istituzionale della Provincia e delle sue funzioni. La scelta che abbiamo fatto è chiaramente determinata del timore che per il nostro territorio l’eventuale rinuncia a ricoprire a titolo gratuito i nostri incarichi, per un periodo massimo di 6 mesi, potesse causare contraccolpi sul lavoro amministrativo fin qui svolto, consapevoli che un commissario non potrebbe far fronte all’enorme carico di responsabilità che un ente come la Provincia richiede”.
Intanto la giunta Pieroni ha messo mano alle partecipate: tre sono state chiuse, altrettante vendute. Sulle altre, chi verrà deciderà. Esclusa Sat: "Nel nostro atto di indirizzo l'abbiamo individuata come strategica, anche in forza del patto sindacale". 
Il presidente ha infine ribadito le critiche all’impostazione della legge Delrio: “Siamo fuori tempo massimo, ma è ormai evidente a tutti che le Province non sono state abolite, ma soprattutto non sono stati raggiunti gli obiettivi di semplificazione e riduzione della spesa. Si pensi solo alla nascita delle nuove città metropolitane e persino alla possibilità per le Province di costituire delle nuove zone omogenee al proprio interno. Da segnalare con preoccupazione infine il sistema di voto previsto per l’elezione del nuovo presidente e del consiglio provinciale, congeniato per mettere al margine i territori meno popolosi e che farà mancare la funzione di equilibrio amministrativo fino a oggi svolta dalla Provincia”.


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