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Acquedotto e amianto, Arpat non ha competenze

A precisarlo è l'agenzia stessa: "Abbiamo uno specifico settore che si occupa di amianto, ma non può effettuare il controllo delle reti idriche"

PISA — "Arpat non ha competenze per il controllo delle reti acquedottistiche e delle acque potabili che scorrono in reti idriche di cemento-amianto". A farlo presente è l'Agenzia stessa che commenta così la sua precisazione: "In alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale, in merito al dibattito in corso sulle tubazioni di alcuni acquedotti in cemento-amianto, si evidenzia che Arpat non rileva da 18 anni la concentrazione delle fibre di amianto."

A tale proposito l'Agenzia precisa che effettivamente nel 1995-1996 effettuò (proprio nella fase iniziale della sua nascita) uno studio in proposito (che peraltro rilevò una concentrazione molto contenuta di fibre di amianto) dal titolo "Valutazione della contaminazione di amianto nelle acque potabilizzate" appositamente commissionato e finanziato dalla Regione Toscana .

In quegli anni l'Agenzia effettuava l'attività di controllo analitico delle acque potabili a supporto delle Asl.

Arpat ha uno specifico settore che si occupa di amianto, ma oggi non ha competenze per il controllo delle reti acquedottistiche e delle acque potabili che vi scorrono. Tali competenze sono proprie dei gestori delle reti, sottoposte al controllo delle Aziende Sanitarie.

"Ci risulta -concludono da Arpat- che la Regione Toscana, in stretto contatto con l'Autorità idrica toscana e le aziende Usl sta effettuando uno specifico approfondimento".

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